Reiki e qualità della vita in oncologia: un’opportunità

7 Set, 2016 da

reiki2Il Reiki è una tecnica di guarigione energetica originaria del Giappone formalizzata dal monaco buddista Mikao Usui agli inizi del 1900. Si basa sulla trasmissione dell’energia universale al soggetto trattato attraverso un operatore, che deve essere formato e aver ricevuto le adeguate iniziazioni.

Il Reiki è una tecnica di rilassamento, di mantenimento del benessere e dell’equilibrio psico-fisico, è una tecnica anti stress ormai diffusa anche in Italia.

Quello su cui vorrei fare un focus oggi è l’impiego del Reiki in campo oncologico quale tecnica di supporto alle terapie convenzionali per il miglioramento della qualità della vita del paziente.

Lo stesso CAM-Cancer (www.cam-cancer.org) lo cita nell’ambito delle tecniche soggette a revisione periodica per quanto riguarda gli studi scientifici pubblicati e riporta, nell’ultima revisione del marzo 2015, che alcune evidenze empiriche suggeriscono come il Reiki possa alleviare sintomi legati al cancro quali dolore e ansia. La stessa fonte rileva che nel Regno Unito il 43% delle unità oncologiche che offrono trattamenti di medicina complementare prevedono il Reiki come terapia di supporto o palliativa. Negli Stati Uniti, invece, nel 2007 circa il 15% degli ospedali offriva anche il Reiki come servizio ai propri pazienti.

Lo stesso CAM-Cancer evidenzia che, pur non esistendo sistematiche revisioni degli studi sul legame tra Reiki e cancro, in una recente revisione non sistematica (2014) che investigava l’effetto del Reiki in generale sul dolore e sull’ansia in diverse patologie, tumore compreso, sono stati individuati quattro studi che concludono a favore di un beneficio del Reiki in questo senso. Gli stessi studi evidenziano comunque la necessità di ampliare il numero e la qualità delle ricerche in questo campo per poter affermare qualcosa di più significativo. Le ricerche che esaminano gli effetti del Reiki tra i pazienti oncologici, infatti, sono ad oggi ancora scarse.

In ogni caso negli ultimi anni sono andati aumentando i trials clinici su tale argomento e, a questo proposito, cito solo i più recenti.

Il primo, “Effects of Reiki Therapy and Companionship on Quality of Life, Mood and Sympton Distress During Chemioterapy” (scaricabile al termine di questo articolo), è uno studio pilota del 2014 volto ad esaminare gli effetti, sia del Reiki che della compagnia offerta durante i trattamenti di chemioterapia, sulla qualità della vita, sull’umore e sullo stress durante la terapia stessa. Il campione scelto, composto da 36 pazienti affetti da tumore al seno, venne diviso in tre gruppi: uno sottoposto alle mere terapie convenzionali, un secondo campione soggetto, oltre alla chemio, anche a trattamenti Reiki e un terzo campione sottoposto a chemioterapia che riceveva semplicemente “compagnia” durante il trattamento chimico.

Le conclusioni dello studio evidenziarono che, sia il gruppo che aveva ricevuto Reiki, sia quello che aveva ricevuto compagnia riportavano una miglior qualità della vita e meno sintomi negativi al termine del ciclo di chemioterapia. Avevano, ad esempio, evidenziato minor fatica dopo la sessione di chemioterapia e un miglior tono dell’umore, anche se i risultati migliori per quanto riguarda la fatica li riportava il gruppo che aveva ricevuto compagnia. Non vennero però riscontrati effetti immediati sull’ansia, sulla depressione, sulla rabbia, la confusione mentale, il vigore e i disturbi dell’umore in generale.

In ogni caso, come previsto, i pazienti che avevano ricevuto Reiki avevano trovato che fosse rilassante e non avevano evidenziato alcun problema o fastidio nel riceverlo.

Lo studio conclude dicendo che il Reiki è da considerare una forma di trattamento che non presenta effetti collaterali e in grado di concorrere al miglioramento del benessere dei pazienti e di rendere la chemioterapia un trattamento più sopportabile.

Il secondo studio (abstract in allegato) “The Effects of Reiki Therapy on Pain and Anxiety in Patients Attending a Day Oncology and Infusion Services Unit” è stato condotto in Italia nella Divisione di Oncologia ed Ematologia dell’Ospedale San Giovanni Battista di Torino dalla dott. Nadia Birocco et al.

Lo studio ha investigato il ruolo del Reiki nella gestione dell’ansia e del dolore e sul benessere generale del paziente oncologico. I volontari scelti per erogare il Reiki avevano ricevuto due anni di formazione e la popolazione del campione studiato era costituita da 118 pazienti con tumori diversi, a diversi stadi di progressione e sottoposti ad ogni tipo di chemioterapia.

I risultati evidenziarono che l’ansia e il dolore, rilevati sia tramite la scala VAS (Visual Analog Scale), sia tramite le sensazioni riportate soggettivamente dal paziente, diminuivano significativamente e che, in generale, le sessioni di Reiki venivano percepite come in grado di migliorare il benessere, il rilassamento, la qualità del sonno, il dolore e l’ansia.

Per questo motivo lo studio concludeva che offrire il Reiki in ospedale potrebbe rispondere ai bisogni fisici ed emozionali dei pazienti.

Un terzo studio Integrative Reiki for Cancer Patients: a Program Evaluation” (a piè pagina l’articolo pubblicato), del 2013, ha  visto coinvolti 213 pazienti ai quali venne erogato del Reiki da parte di 14 operatori. Il 50% dei pazienti che avevano ricevuto una sessione di Reiki riportò una riduzione dello stress, dell’ansia, della depressione, del dolore e della fatica. Più dell’82% trovò il Reiki utile e circa il 74% del campione dichiarò di voler continuare a riceverlo, mentre l’82% l’avrebbe raccomandato ad altri. La sensazione più frequentemente descritta dai pazienti era stata quella di rilassamento e di sollievo sia fisico che psicologico, seguita dalla sensazione di riuscire a pensare alla propria situazione e alle proprie capacità di recupero in termini positivi.

Stanti questi risultati, la ricerca concludeva che, pur a fronte delle limitazioni della ricerca stessa, quanto emerso era che il Reiki può rispondere a breve termine alle necessità emozionali dei pazienti oncologici e può attivare al contempo il rilassamento. Per finire, veniva comunque auspicato un numero maggiore di studi per valutare l’impatto a lungo termine del Reiki sul benessere psico-fisico dei pazienti oncologici.

In conclusione, pur non esistendo ancora un numero elevato di studi sui benefici di breve e lungo termine del Reiki tra la popolazione oncologica, i risultati di quelli ad oggi effettuati su tali pazienti, così come quelli su pazienti affetti da patologie differenti, suggeriscono l’opportunità di integrare il Reiki alle terapie convenzionali erogate per migliorare la qualità della vita del paziente oncologico.

Studio 2014

Abstract studio Birocco et al

Studio 2013

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