L’arte della pazienza

21 Set, 2017 da

lumacheUn popolare aneddoto che i maestri tibetani amano raccontare ai loro studenti narra l’incontro tra un eremita e un pastore.

L’eremita viveva in solitudine sui monti. Un giorno un pastore giunse per caso alla grotta dell’eremita e, incuriosito, gli chiese: “cosa fai qui, solo, in questo luogo così remoto?”

L’eremita rispose: “Medito”.

“E su cosa stai meditando?” chiese il pastore.

“Sulla pazienza” rispose l’eremita.

Ci fu un attimo di silenzio. Dopodichè, il pastore decise di andarsene. Fece qualche passo, poi si voltò verso l’eremita e gridò: “Vai al diavolo!’

“Che cosa?” “Ma vacci tu!” rispose seccamente l’eremita.

Il pastore scoppiò a ridere e ricordò all’eremita che si era appena dimenticato di praticare la pazienza!

Questo semplice aneddoto illustra in modo esemplare la sfida fondamentale per colui che voglia esercitare la pazienza: in una situazione che normalmente genera un’esplosione d’ira, come è possibile essere spontanei e rispondere senza perdere la calma? La sfida non è rivolta esclusivamente ai praticanti della religione. È una sfida che ognuno di noi affronta nel tentativo di condurre un’esistenza caratterizzata da dignità umana e decoro. Quasi a ogni passo ci troviamo ad affrontare situazioni che mettono alla prova i nostri limiti di pazienza o tolleranza. Spesso, nel nostro nucleo familiare, nell’ambiente di lavoro o nelle normali relazioni con il prossimo, si manifestano i nostri pregiudizi, le nostre convinzioni vacillano e l’immagine che abbiamo di noi stessi è minacciata. Sono questi i momenti in cui diventa necessario fare appello alle nostre più profonde risorse.

(…)

L’aneddoto sottolinea inoltre come la pazienza non possa essere coltivata nell’isolamento: è infatti una qualità che può nascere solo in un contesto di interazione con gli altri, soprattutto altri esseri umani. La spontanea risposta dell’eremita mostra quanto fosse fragile la sua crescita interiore, come il castello di sabbia di un bambino. Una cosa è abbandonarsi ad appassionati pensieri di tolleranza e compassione nei confronti degli altri nel contesto privo di sfide dell’isolamento, completamente diverso è dare vita a questi ideali nell’interazione quotidiana con persone in carne ed ossa. Con questo non si vuole però sminuire l’importanza della meditazione solitaria. (…) Ma resta comunque il fatto che la vera sfida alla pazienza emerge dal contesto dell’interazione con gli altri.

Il terzo aspetto che emerge dal breve incontro tra il nostro eremita e il pastore è che l’autentica pazienza può svilupparsi solo quando si è raggiunta una certa capacità di controllo sulla propria ira. Ovviamente reagire con una forte esplosione emotiva a un maltrattamento verbale che non si era provocato è una risposta naturale nell’uomo, ma una vera persona spirituale deve essere in grado di superare tali prevedibili reazioni umane.

(… e un aiuto può venire anche dalla lettura di libri che siano di ispirazione… aggiungo io)

Dalai Lama

L’arte di essere pazienti

Neri Pozza tascabili

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