Non vivere come fossi già morto!

17 Feb, 2019 da

changeMentre pensavo ad una persona a me cara, ascoltando stamani un po’ ossessivamente – devo ammettere – gli Scorpions di Still loving you e a seguire i Led Zeppelin di Stairway to heaven, si è materializzato nella mia mente questo pensiero: Se per paura, di morire o di vivere non vivi l’istante che ti viene dato – questo – è come fossi già morto.

Quante persone conosciamo che si trovano in questa triste condizione?

Certo, alcuni possono avere paura di morire perché affetti da una grave malattia e sono per questo compresi, magari compatiti e incoraggiati a perpetuare tali pensieri da chi sta loro intorno. Sentono, cioè, di avere una motivazione politicamente corretta per la loro – legittima – paura.

Altri invece, da cosiddetti ipocondriaci, hanno paura di morire per malattie più o meno immaginarie, risultando spesso insopportabili per chi sta loro intorno. A dolore, si aggiunge così dolore. Non solo stanno male (perché la mente è in grado di farci star male sul serio, anche se il nostro corpo risulta perfettamente sano), ma non si sentono neppure considerati per questa loro sofferenza, non si sentono accettati.

Altri ancora hanno paura di vivere, perché vivere rappresenta un sfida, un rischio. Comporta un lasciarsi andare, un affidarsi che per molti è difficile e per alcuni impossibile da esperire. Così si trincerano dietro automatismi, riti, esperienze ormai andate da tempo per il timore – spesso paralizzante – del Nuovo. Di un nuovo sentimento, di una nuova emozione, di una persona nuova, dell’incontro con il diverso, di un paese sconosciuto, di un cibo differente o semplicemente di cambiare il proprio modo di fare la spesa o di recarsi al lavoro, in una parola: di cambiare abitudini.

Le strade nuove, grandi o piccole che siano, fanno sempre un po’ di paura ed è anche sano che ciò avvenga, altrimenti non saremmo sopravvissuti nel corso dei millenni. Vi immaginate quanto saremmo durati su questo pianeta se, ogni volta che un uomo delle caverne avesse incontrato una nuova bacca o un nuovo funghetto trullallà si fosse entusiasticamente precipitato a ingoiarlo in un sol boccone?

La paura, perciò, è un’emozione utile, al pari di tutte le altre. È solo il suo eccesso, quando diventa paralizzante, a fregarci e a fregarci, soprattutto, la vita, quella vera (almeno per il livello di esistenza materico), quella che si può vivere solo qui e ora, in questo esatto istante.

Perciò, prendiamo consapevolezza di ciò che ci impedisce di vivere questo preciso momento e abbandoniamoci a ciò che ci può far sentire vivi dentro, anche se costretti a letto o presi da quotidiane, antipatiche, incombenze e agiamo di conseguenza, adesso, subito.

Cambiando strada, deviando dai consueti itinerari, mangiando qualcosa che mai prima abbiamo assaggiato – magari sostenendo che non ci piacesse-, salutando uno sconosciuto, comprando il pane da un nuovo panettiere, andando in stazione e prendendo un treno senza guardare la destinazione. Questa sarebbe davvero una sfida importante per chi di noi è un po’ (tanto) controllante e non si concede nulla di imprevisto o quasi. In caso di obiezioni sulla mancanza di tempo: scendere alla prima fermata e prendere un treno in direzione opposta.

Oppure, se non possiamo muoverci, ascoltando un programma che mai avremmo scelto, musiche che pensavamo non potessero piacerci, scrivendo parolacce su un foglio – anche se siamo la quintessenza dell’educazione -, formulando pensieri nuovi, impiegando differenti approcci agli altri e alla vita.

Per concludere circolarmente, parlando di musica e per la precisione di gusti musicali, voglio fare un esempio che mi riguarda. Negli ultimi tempi, infatti, mi è spuntata una passione per un genere non particolarmente amato dalla sottoscritta in passato: l’hard rock e il metallo. Non quello pesante, per carità, ma già tanto per me.

Non so perché, ma ho deciso di abbandonarmici, facilitata in questo dall’avere un cognato appassionato conoscitore del genere e a sua volta bravo cantante in diversi gruppi rock.

Un Nuovo ascolto che ha già dato il suo primo frutto, ispirando queste parole. E chissà a ognuno di voi cosa potrebbe portare…

Buona vita a tutti! Per davvero.

E, a proposito di musica e di cambiamento, provate a sentire un po’ questa versione di The sound of Silence

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