Luna

20 Dic, 2013 da

“Fai crescere i capelli, fai crescere i capelli, fai crescere i capelli” quasi sussurrato, ma in tono deciso l’invito di Ivan arrivò, puntualmente accompagnato da una carezza con mano tremante sulla nuca di Katia. Sua sorella Katia, piccola e dal viso dolce, intenta a pulire il pesce per la cena,  accolse l’esortazione con la solita paziente benevolenza “Ok Ivan ci penserò, adesso aiutami, prendi una ciotola per i pomodori…”  Ubbidiente Ivan, tenero ragazzo di 55 anni che un ictus aveva ridotto a poco più di una montagna parlante di ossa, prese la ciotola e rimase lì, intento a guardarla, indeciso sul da farsi. Katia colse d’abitudine l’impasse e, indicando con il dito, “Ivan, il frigorifero… i pomodori sono in basso”.

La sera arrivò quasi di sorpresa come i primi freddi d’autunno. Lucia, la moglie di Ivan, ormai rassegnata ad una vita di modesta agiatezza grazie a quella provvidenziale assicurazione stipulata tanti anni prima, rientrò in quel momento con la spesa. Subito dietro la porta l’usuale saluto di Ivan “sotto la luna, alla stessa ora ti libererò” al quale Lucia invariabilmente rispondeva “grazie amor mio, quel drago malefico voleva portarmi via e il mio principe azzurro mi ha salvato… come farei senza di te…” Una scena ripetuta tutte le sere di ogni settimana di tutti i mesi di quei lunghissimi tre anni: da quando Ivan, da scrittore dalle alterne fortune, si era trovato spaesato in quella condizione di insondabile oracolo dispensatore di messaggi senza senso.

Ormai il menage di quell’improbabile famiglia, composta da Ivan e la sorella Katia, la moglie Lucia e suo fratello Andrea, la moglie Anna e la figlia Carlotta, trascorreva segnata da quella insolita presenza infantile, testimonianza di un dolore non ancora sopito, ma anche di una riconquistata sintonia di affetti tra persone vissute troppo tempo lontane.

Carlotta arrivò di soppiatto e Ivan, per nulla sorpreso, intuendone la presenza e senza volgere lo sguardo, le ripetè la solita tiritera senza senso “ascolta il vento e affronta il fuoco, ascolta il vento e affronta il fuoco….” E Carlotta, impertinente nei suoi cinque anni “sì, zio, come vuoi, lo farò”.

La cena si spendeva tranquilla nel silenzio di una conversazione fatta di sguardi e sorrisi, interrotta soltanto dalle saltuarie emersioni di Ivan che, rivolto ora a questo ora a quel commensale quale compagno di quegli incondivisibili viaggi in cui si ritrovava sempre più spesso disperso, pronunciava messaggi che solo alle sue orecchie risultavano comprensibili.

Così, “punta i piedi, fai paura e tieni conto delle parole” ad Andrea che sorrideva imbarazzato perchè lui sì avrebbe voluto vivere la vita semplice e priva di problemi di Ivan e invece si trovava nei guai. Aveva un debito di gioco che non sapeva proprio come pagare, con creditori ormai davvero poco propensi ad ulteriori dilazioni. “Come faccio? Come faccio? Non posso dirlo ad Anna e non voglio nemmeno farla preoccupare, ma se non pago sono morto, sono morto!”

Ivan girò lo sguardo a incontrare quello di Anna, “specchio azzurro”, come una volta l’aveva chiamata perdendosi in quegli occhi tanto pieni quanto tristi per le innumerevoli delusioni di attrice di teatro che non aveva ancora trovato il suo ruolo d’elezione nel tormento di domande senza risposta “cosa, cosa fa scattare la passione per qualcosa o qualcuno in cui incarnarsi e far rivivere di vita propria… o della propria vita?”.

E Ivan “devi essere onesta, devi essere onesta” mentre Anna ripensava con imbarazzo alla volta che gli disse, mentendo, che era bello come un ballerino classico, con il vestito invece pieno di vuoti per la disarmonia che la malattia aveva prodotto in quella figura di uomo.

Successe tutto in un giorno di sole pieno, con la mattina che caldamente colava di luce le pareti della cucina. E iniziò con  Lucia che, svegliandosi, non trovò più Ivan al suo fianco.

“Ivan! Ivan! Dove sei?”  Niente, nessuna risposta, neanche dalla cucina… non era la prima volta che Ivan si assentava, a volte anche per intere giornate e l’assenza era sempre vissuta come una premonizione di qualcosa che sarebbe potuto accadere in qualunque momento. E lei in quel momento avrebbe voluto esserci, non poteva né doveva mancare.

Anna telefonò verso metà mattina, il tono entusiasta: “Lucia è successa una cosa meravigliosa: stamattina dovevo fare un provino ed ero disperata perché il personaggio affidatomi non lo sentivo mio, ero sul punto di abbandonare il palcoscenico. Improvvisamente, in un sospiro, vedo Ivan che mi suggerisce di essere onesta…onesta… lucidamente comincio a cogliere l’essenza di quel messaggio e recito la scena finale della piéce di Wilde, assumendo alternativamente il ruolo di Algernon e Gwendoline. Un successo!!! Mi hanno dato la parte! Sento che questa volta è quella giusta! Oh Lucia! Dov’è Ivan? Voglio ringraziarlo, lui non sa per cosa, ma io sì!”

“Deve essere uscito per una delle sue solite passeggiate solitarie, vieni nel pomeriggio e vedrai che sarà rientrato all’ovile… sono tanto contenta e fiera di te!! Stasera festeggiamo, ok?”

Intanto la mattina volgeva al meridiano e di Ivan nessuna traccia… verso mezzogiorno suonò il telefono… era Katia. “Lucia, fammi parlare con Ivan, devo dirgli una cosa incredibile: da quando ho deciso di assecondare quell’assurdo invito sui miei capelli (falli crescere, falli crescere) mi sento diversa, le persone mi guardano in una maniera diversa e…sai…l’altra settimana ho incontrato un uomo. Mi ha fermato per strada e mi ha detto che guardandomi da dietro aveva visto qualcosa di familiare e sentito quindi l’impulso di conoscermi e ascoltarmi parlare. Ci siamo rivisti tre giorni fa e sento che è una persona speciale, lo so… Su passami Ivan, non capirà ciò che sto per dirgli ma non importa…”

Lucia diede a Katia la stessa risposta che ad Anna assicurandole che l’avrebbe fatta richiamare da Ivan non appena fosse rientrato. “Strano, se non credessi che le coincidenze sono solo tali direi che… no, non creiamo falsi miti, la malattia è una malattia e non c’è nulla di fiabesco in ciò che è accaduto…”

Nel pomeriggio arrivò Andrea, visibilmente scosso; Lucia non riusciva a capire se colpito da eventi positivi o negativi; “Andrea cosa c’è? Sembri aver visto un fantasma!” Andrea la guardò intensamente per interminabili istanti e poi in un sussurro chiese “Dov’è Ivan?”

”Manca all’appello da stamattina, ma entro stasera rientrerà, stanne certo, gli ho promesso quella torta di fragole che adora e – cosciente o no – a certi istinti risponde sempre…”

Andrea sembrò stanco di colpo, tanto stanco che, adocchiato il divano, vi sprofondò lasciando andare scompostamente le membra. “Mi è successa una cosa, Lucia. Fino stamattina ero disperato, avevo un grosso debito di gioco con persone poco raccomandabili, senza alcuna speranza di rifonderlo e con la relativa certezza che non avrei passato la notte… Poi, camminando, sono arrivato – non so nemmeno io come – davanti al lotto e mentre mi dicevo “pazzo, stai per morire e pensi al gioco!” in un lampo mi sono affiorate, tradotte, le parole di Ivan”. “Quali parole?” “Quelle di circa un mese fa, non ricordi? Ci ridemmo anche su…” “Punta i piedi, fai paura e tieni conto delle parole”. Nel gergo dei numeri i piedi fanno 27, la paura fa 90 e – contando le sue parole – il 10. Giocando a credito con un broker che non conosceva bene la mia situazione – pensa che incosciente sono – ho scommesso diecimila euro… e sono usciti…. Tutti e tre i numeri… SU TUTTE E TRE LE RUOTE su cui li avevo giocati… sono ricco…siamo ricchi…basta preoccupazioni…basta pianti…devo vedere Ivan, le parole che gli devo dire servono più a me che a lui”

Lucia incominciò a tremare. “No, non è possibile… è come al solito, vogliamo credere al di là della logica ad eventi eccezionali, che a volte possono pure verificarsi, interpretandoli come segni divini…non c’è nulla di divino in ciò…solo coincidenze…”.

Anna rientrò nel tardo pomeriggio, ma l’espressione del viso non rivelava l’entusiasmo per l’evento della mattinata, piuttosto un atterrito sollievo per uno scampato pericolo.

“Anna che succede?” Anna abbracciò Andrea senza parlare e, volgendo lo sguardo verso Lucia, disse “E’ un miracolo, è un miracolo” Andrea e Lucia si guardarono e le rivolsero un’espressione piena di interrogativi. Anna non si fece pregare: “Per andare al provino ho lasciato Carlotta da un’amica. In un momento di distrazione, la bambina è uscita da sola  in giardino a giocare con il cane, l’erba era molto secca e non so come – forse qualche bastardo di teppista – è divampato un incendio che in un momento ha circondato la bambina”. Anna si fermò per prendere fiato ignorando le esortazioni di Andrea e Lucia – terrorizzati – a continuare il racconto. Si sedette e disse “Era spacciata, morta, ma, improvvisamente, ha fatto una cosa che non mi spiego… una bambina di cinque anni… si è fermata e calma, quasi gelida, ha sentito che il vento le soffiava contro, quindi è saltata verso il fuoco e lo ha superato finendo nell’unico tratto del giardino già arso e quindi al sicuro”.

Tutti si guardarono… ma Lucia non li vedeva, capiva, ricordava. e si arrendeva.

Il loro posto segreto era un tratto dopo il bosco in cui gli alberi si aprivano e lasciavano spazio ad una radura con un solo albero, imponente, che da sempre aveva accolto le loro serate d’estate e i momenti più lieti e consapevoli insieme vissuti.

Lucia sapeva che l’avrebbe trovato lì, disteso, ad attenderla. Si posò accanto a lui. Ivan si girò, le sorrise e spostandosi lievemente di lato adagiò la testa sulle gambe di lei. Le sorrise ancora, ricambiato, poi chiuse gli occhi e sembrò addormentarsi…

Lucia guardò l’orologio e si rilassò: era l’una e sotto la luna lui la liberò.

P.B.

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