La classe degli altri: il libro di Michela Fregona

8 Nov, 2019 da

colibrì

La conoscete la favola africana del colibrì?

Quella del grande incendio scoppiato nella foresta e del colibrì che, di fronte all’avanzare delle fiamme, pur così piccolo, non si perde d’animo e si tuffa nel fiume per prendere una goccia d’acqua da versare sul fuoco. Quando la cosa si viene a sapere, viene deriso dal re leone e dagli altri animali, ma non molla, deciso a fare comunque la sua parte. Il suo esempio viene così seguito ben presto da tutti i cuccioli della foresta che uniscono le forze per dare il proprio contributo. A questo punto gli animali adulti iniziano a provare vergogna e, invece di continuare a perder tempo discutendo sulla miglior soluzione possibile, coordinati dal re leone, riescono tutti insieme a spegnere l’incendio e a salvarsi (se desiderate leggerla per intero, questo il link).

Ecco, mentre leggevo La classe degli altri mi è subito venuta in mente questa bella storia della tradizione africana. Michela come il colibrì che cerca di spegnere un grande incendio. Qual è questo incendio? Quello della lotta all’analfabetismo, di ritorno o meno che sia; quello dell’integrazione di chi, venuto da paesi stranieri, ha bisogno di apprendere la nostra lingua per avere una speranza di riscatto, per affermare il diritto ad un futuro migliore, colmo di dignità; quello dell’aiuto a chi ha sbagliato e per questo è in carcere, per far sì che possa riconoscersi ancora come Uomo e perché abbia davvero una possibilità di reintegrazione sociale una volta uscito, se mai.

Sul risvolto di copertina si legge “La classe degli altri non è un libro che prende posizione; è un libro per prendere posizione. Ognuno la sua. Io, la mia, l’ho presa scegliendo di raccontare.”

Leggendolo ho sentito proprio a livello viscerale questa presa di posizione, forse perché così vicina alla mia. Mi ha evocato la frustrazione che ho spesso provato – in passato come oggi –  sia pur con missioni differenti ma comuni nell’intenzione, frustrazione derivante dalla sensazione di esser lì a svuotare il mare con un cucchiaino, sentendo al contempo, nonostante tutto, la spinta a non mollare. A provarci un’altra volta e poi un’altra ancora, ingoiando il magone, la rabbia furiosa, la delusione, rimandandoli a data da destinarsi, perché oggi c’è da fare, perché non si possono lasciare senza aiuto e soprattutto senza speranza, los desamparodos, i diseredati della terra, come cantava nella sua versione di Una canción posible Mercedes Sosa, indimenticata cantante argentina scomparsa ormai dieci anni fa.

La classe degli altri non è però un pamphlet di protesta, è un bel libro, molto godibile, divertente, che ti rapisce e ti dispiace mettere giù perché vorresti sapere subito cosa accadrà a Miscèl, ai tre fratelli indiani, a Daniel, ad Aicha, a Julia, ad Anita, a Irina.  Vorresti sentire ancora i commenti di Julio César, o assaggiare i meravigliosi arancini di Vito. Vorresti recarti sulla tomba di Nico, piccolo grande Uomo che ha pagato con la vita il suo “prendere posizione”, dall’alto dei suoi pochi anni di ragazzo.

La classe degli altri è un libro che ti fa montare dentro quell’indignazione che è bene qualcuno ci ricordi abbiamo da mobilitare tutti di fronte alla codardia, all’ignavia, all’ignoranza e al razzismo. E lo fa con tratto leggero, godibile e non è cosa da poco.

E’ un libro che invita sottilmente ad immedesimarti e se ti immedesimi, se inizi a sentirti uno con i personaggi di questa storia, se senti nella tua stessa carne l’impronta della difficoltà e del coraggio che dimostrano giorno per giorno i protagonisti, non puoi che provare una grande ammirazione e magari cominci a non dare per scontata la fortuna che hai avuto a studiare senza dover lavorare con turni massacranti che ti fanno crollare sfinito sul banco, o la fortuna di avere avuto la scuola a due passi da casa, senza la necessità di cambiare tre mezzi e percorrere al freddo chilometri a piedi per arrivare in aula e poi tornare a casa, di notte, e il giorno dopo valorosamente ricominciare e quello dopo ancora.

Ammirazione grande anche verso il gruppo di insegnanti del Centro Territoriale Permanente per l’educazione degli adulti, un manipolo di coraggiosi che quotidianamente, andando ben al di là delle proprie mansioni, buttando – come si dice – il cuore oltre l’ostacolo fa la sua parte giorno per giorno e continua a farla – come il colibrì – nella speranza che altri seguano e, invece, di remare contro, siano di aiuto. Persone all’apparenza “normali” che non hanno però un cuore “normale”, ma un cuore in grado di moltiplicarsi a dismisura, un cuore per ognuno dei ragazzi, degli uomini e delle donne che decidono di mettersi in gioco iscrivendosi al CTP.

La classe degli altri – storia di resistenza quotidiana, come scritto anche sul risvolto di copertina –  è, infatti, il racconto di un anno scolastico al Centro Territoriale Permanente per l’educazione degli adulti di Belluno, dove l’autrice Michela Fregona insegna da quasi vent’anni.

Leggetelo, di cuore, leggetelo!

Michela Fregona

La classe degli altri

Apogeo Editore

 

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