Il miele: quanto e quando

21 Mag, 2016 da

MieleIl miele ha da sempre svolto in tutte le grandi medicine del passato, occidentali ed orientali, un ruolo importante.

Secondo la dietetica tradizionale cinese, come altri alimenti dolci, tonifica il qi, in particolar modo quello del sistema funzionale Milza/Stomaco, che presiede la digestione e quello del sistema Polmone.

I benefici si ottengono però solo se il consumo di miele rimane moderato; in caso di eccesso, infatti, si otterrebbe l’effetto contrario, danneggiando la digestione. Nella giusta quantità, invece, il miele è utile in tutti i casi di stanchezza ed esaurimento, di debolezza digestiva, così come in caso di asma o difficoltà respiratorie.

Un ulteriore beneficio che il miele è in grado di garantire è quello legato alla sua capacità di rilassare, tipica del sapore dolce, che lo rende prezioso in caso di crampi o spasmi (ad esempio allo stomaco) o in presenza di stress e disturbi del sonno ad esso correlati.

Infine, sempre nell’ambito della dietetica cinese, il miele, se in eccesso, umidifica; se consumato invece nella giusta quantità, è in grado di nutrire i Liquidi e lo yin. In questo modo risulta utile per umidificare i sistemi funzionali di Polmone e Intestino Crasso in caso di tosse secca o stipsi con feci secche. È inoltre in grado di dissolvere i tan, cioè i catarri/torbidità, risultando molto utile quando si è in presenza, ad esempio, di una tosse con muco denso, difficile da espellere.

Per uso esterno, è un ottimo antisettico e antimicrobico in caso di ferite e ustioni, aiutando anche a ridurre le cicatrici.

Pur non essendoci in Medicina Cinese controindicazioni precise sul fatto di cuocerlo, come invece esistono in Ayurveda, si consiglia comunque di usare miele non riscaldato. Il miele che viene riscaldato troppo perde infatti molte delle sue caratteristiche curative, diventando oltretutto molto più umidificante.

Per la medicina indiana il miele (i cui sapori base sono dolce, astringente e pungente) riequilibra tutti e tre i dosha, e, come nella medicina cinese, non va mai va consumato in grandi quantità e in modo continua­tivo, ma adeguando tipologie e dosi in base alle caratteristiche del soggetto.

Essendo di sapore dolce, stimola il pancreas ed è calmante. Essendo anche astringente, è un sedativo delle mucose, un prosciugante e uno stimolante. Il sapore pungente lo lega ad un’azione riscaldante e tonificante.

In generale, per la tipologia Kapha è il miglior dolcificante, mentre, se consumato in eccesso, aggrava la tipologia Pitta.

Occorre anche distinguere tra miele nuovo (meno di 6 mesi) e miele vecchio (da 6 mesi a 2-3 anni): il primo è più leggero e dinamico e va bene per Kapha, quello vecchio riscalda di più e va bene per Vata.

Come anticipato sopra, per la tradizione indiana non bisogna usare il miele per cucinare: se riscaldato, infatti, produce ama (tossine). Questo non significa che non si possa mettere del miele in una bevanda tiepida, ad esempio una tisana, basta non farlo bollire o mescolarlo a cibi e liquidi che superino i 38°C di temperatura.

Per la medicina Ayurvedica, impiegato in preparazioni a base di erbe, sia per uso esterno (ad esempio per maschere di bellezza o creme per il massaggio), che interno (preparati espettoranti), ne aumenta la qualità e consente una migliore diffusione anche nelle zone più lontane del corpo.

Nella tradizione occidentale il miele è sempre stato associato ad affezioni della gola e delle vie respiratorie che trovano un sollievo nel suo impiego.

Anche nell’Antico Egitto il miele era apprezzato e le prime notizie di apicoltori che si spostavano lungo il Nilo per seguire con le proprie arnie la fioritura delle piante risalgono a quattromila anni fa. Gli Egizi, inoltre, usavano deporre accanto alle mummie grandi coppe o vasi ricolmi di miele per il loro viaggio nell’aldilà. Dalla lettura dei geroglifici si rileva che ricette a base di miele erano impiegate non solo ad uso alimentare ma anche medico (cura dei disturbi digestivi, unguenti per piaghe e ferite).

Sumeri lo impiegavano in creme con argilla, acqua e olio di cedro, mentre i Babilonesi lo usavano per cucinare: erano diffuse infatti focaccine fatte con farina, sesamo, datteri e miele. Nel Codice di Hammurabi si ritrovano articoli grazie ai quali gli apicoltori venivano tutelati dal furto di miele dalle arnie.

I Greci antichi lo consideravano “cibo degli dei”, e dunque rappresentava una componente importantissima nei riti che prevedevano offerte votive. Omero descrive la raccolta del miele selvatico; Pitagora lo raccomanda come alimento per una lunga vita.

Ildegarda da Bingen, una delle figure femminili più note del Medioevo, madre badessa, ma anche teologa ed esperta di medicina ed alimentazione naturale, dal canto suo, lo utilizzava in molte delle sue preparazioni.

La Scuola Salernitana lo consigliava, tra le altre cose, anche per uso cosmetico.  In alcuni scritti dell’XI secolo si trova che “Le donne di Salerno immergevano la radice di vitalba nel miele e poi con esso usavano ungersi il viso, che assumeva uno splendido colore rosato. Altre volte, per truccare il viso e le labbra, ricorrevano al miele raffinato, al quale aggiungevano vitalba, cetriolo e un po’ di acqua di rose. Facendolo bollire si ungevano le labbra durante la notte e questo rassodava la pelle delle labbra e la rendeva sottile e morbidissima, preservandola da qualsiasi screpolatura e se, già screpolata, la guariva.

Infine, anche Rudolf Steiner, il padre dell’Antroposofia, dedica al miele una conferenza tra le otto tenute nel 1923 a Dornach (raccolte in un libro dell’Editrice Antroposofica dal titolo “Le Api”) a favore degli operai impegnati nella costruzione del Goetheanum, intitolata “Miele e Quarzo

Dopo aver messo in luce gli innumerevoli benefici del miele presso tutte le tradizioni del mondo, per concludere, un’avvertenza: anche quantità relativamente piccole di miele possono essere pericolose per bambini sotto i 12-18 mesi di età. Il miele può contenere infatti spore di Clostridium botulinum, che in tenera età possono causare una grave infezione. Per questo motivo si suggerisce di non far consumare miele ai bambini prima dell’anno e mezzo-due di età.

 

 

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