Guasti: un romanzo da leggere

15 Lug, 2019 da

Guasti 2Tempo d’estate, tempo di vacanza, più tempo liberato da dedicare a qualche buon libro. E come di consueto qualche consiglio arriva anche dalla sottoscritta, spero stimolante.

Anche questa volta si tratta di una scrittrice esordiente, Giorgia Tribuiani; “Guasti” è, infatti, il suo primo romanzo pubblicato. Ne ho sentito parlare la prima volta in una bella intervista su Vibrisse che vi invito a leggere di Valentina Durante (ricordate la brava autrice de La Proibizione che ho recensito qualche mese fa?) e mi sono incuriosita subito, tanto da acquistarlo immediatamente.

L’ho letto d’un fiato, quasi in apnea. Non credo sia possibile fare diversamente o almeno, a me è sembrato così. La storia di Giada, la dolente eroina del romanzo, mi ha sin dal principio tirata dentro, risucchiata – letteralmente – fino a farsi seguire senza riuscire a mettere giù il libro per tutti i trenta giorni nell’arco dei quali si dipana la vicenda.

Che non è una vicenda come tante: lo spunto è molto originale: si parla di “plastinazione”, una tecnica ideata dal tedesco Gunther von Hagens per consentire la perfetta conservazione dei tessuti e degli organi del corpo umano dopo la morte. E di questa tecnica von Hagens ha fatto una forma d’arte, esibendo questi corpi in giro per tutto il mondo in mostre note sotto l’etichetta “Body World”.

Il compagno di Giada diviene per propria scelta alla sua morte prematura uno dei corpi esposti in una di queste mostre, il corpo trasformato in opera d’arte, spossessato dell’anima, offerto allo sguardo e alla curiosità altrui, così come al rischio di diventarne proprietà.

È un romanzo che fa riflettere sul corpo questo, il corpo come non siamo abituati a vederlo, un corpo esposto, privato della propria dignità, alla mercé di chiunque, un corpo che viene egoisticamente sottratto al pianto dei propri cari e al riposo pietoso della terra.

Come scrive l’autrice “Tutti questi cadaveri sembrano finti perché non hanno più una storia, mentre sarebbe bello se ognuno di loro avesse qualcuno accanto che ne raccontasse gli amori, le passioni; la vita”.

Giada per 30 giorni trascorre ogni minuto del tempo di apertura della mostra accanto al corpo-oggetto del compagno, compiendo un percorso interiore che la porterà a rendersi conto di quanto la sua vita non sia stata altro che un pallido riflesso di quella di lui, fotografo di fama internazionale, le proprie passioni accantonate per vivere in funzione di.

Sentite come risuona a livello universale questo tema?

È il tema dell’amore, quello falso, che olezza di senso del possesso, di ricerca di protagonismo anche tra le mura domestiche, di cieca ammirazione e poi quello vero. L’amore che per essere tale implica attenzione, anche al talento dell’altro, che apre al desiderio di vederlo crescere, anche a costo di lasciarlo andare lontano da sé; è il tema universale del rispetto per il diritto all’esistenza autonoma dell’altro, la comprensione che l’amata o l’amato ha il diritto e anche il dovere verso se stesso di esistere per se stesso e non come mero specchio dell’altro. Temi forti, qui toccati in maniera che emergano pian piano dalla narrazione.

Ho percepito in maniera potente, leggendo il romanzo, l’estrema violenza perpetrata dal compagno con la propria scelta verso Giada, impossibilitata a causa di tale scelta ad accomiatarsi da lui, privata del diritto di piangerlo davvero e definitivamente; ho visto riproporsi, anche dopo la sua morte, quel legame di sudditanza psicologica che avevano in vita e ho assistito alla lenta presa di coscienza di tale legame, così come al tentativo  di agire finalmente un liberazione. Ho tifato per lei e per tutte le donne come lei. Perché Giada è una di noi, Giada vuole esistere, reclama il diritto ad una propria esistenza autonoma, Giada vuole che ci si accorga di lei, ma Giada deve anche prendersi la responsabilità di se stessa, deve tirar fuori il coraggio di esistere, di superare le proprie debolezze, deve smettere di avere paura e di costruirsi comodi alibi, come tante donne prima di lei.

Oltre alla storia e al suo sviluppo, del romanzo ho apprezzato molto anche la scrittura, l’uso del discorso indiretto libero, una scrittura intrigante e coinvolgente. Ho sentito il ritmo di questa scrittura, che mi ha accompagnato in quella lettura-cavalcata di cui ho parlato all’inizio senza farmi mai sentire la stanchezza, quasi spinta da una musica, quella del pifferaio magico.

Ecco, mi ha proprio coinvolto questa storia, ha fatto emergere tante emozioni, mi ha “parlato”. Quando, ad esempio, Giada dice che guardandosi allo specchio non si riconobbe ho riconosciuto alcuni passaggi della mia storia e di quella di molte altre donne e uomini prima di me, un non riconoscersi quale salutare avvio di un percorso di conoscenza reale di sé. Tema che, come molti di voi sanno, mi è molto caro.

Insomma, leggetelo e ditemi che ne pensate!

Giorgia Tribuiani

Guasti

Voland

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