Fase 2: cosa dovrà comportare

21 Apr, 2020 da

resilienzaSi parla sempre più negli ultimi giorni della cosiddetta Fase 2 del coronavirus, di come gestirla, di come far “tornare tutto come prima” nel più breve tempo possibile.

Posto che non sono per nulla convinta che si potrà mai tornare a “come eravamo prima”, dal momento che il coronavirus segnerà per sempre un confine tra un prima e un dopo, mi chiedo anche se tale ritorno sia davvero auspicabile.

Se l’inquinamento selvaggio delle regioni del cosiddetto triangolo industriale ha fatto da driver al virus, se tutte le forme di inquinamento cui siamo sottoposti (dell’aria, del cibo, dell’acqua, dei pensieri, per non parlare di quello elettromagnetico) hanno reso più debole il sistema immunitario di molti di noi lasciandoci indifesi di fronte alla nuova minaccia rappresentata dal Covid-19, se tutto questo è vero, come ormai molti autorevoli ricercatori stanno dicendo, credo che tornare a “come eravamo” non sia davvero il caso.

La Natura, dal canto suo, in sole quattro settimane si è già ripresa il suo spazio dimostrandoci – se mai ve ne fosse stato bisogno – la sua grande capacità di riequilibrio e di recupero: sono tornati i pesci nella laguna veneta, il Po non è mai stato così pulito e la concentrazione di biossido di azoto a livello atmosferico, come mostrato dai satelliti, è diminuita in alcuni paesi europei anche del 50%. E’ come se la Terra ci stesse dicendo “lasciatemi in pace e lasciatemi fare”.

Ogni sistema vivente in quanto tale, infatti, è in grado di ritrovare una nuova stabilità, pur lontana da un punto di equilibrio.  E’ quanto affermato dalla teoria delle strutture dissipative.

Secondo tale teoria, elaborata da Ilya Prigogine e mirabilmente esposta da Fritjof Capra nel suo libro “La scienza della vita”, una struttura dissipativa è “un sistema aperto che si mantiene in uno stato che, pur essendo lontano da un punto di equilibrio, gode tuttavia di una propria stabilità”. Così, “quando il flusso di energia aumenta, è possibile che il sistema incontri un punto di instabilità – noto come “punto di biforcazione” – in corrispondenza del quale il sistema stesso può entrare in uno stato completamente nuovo, dove possono emergere nuove strutture e nuove forme di ordine.

Questo spontaneo emergere di un nuovo ordine in prossimità di un punto critico di instabilità è uno dei concetti più importanti nell’ambito di una nuova visione della vita”.

Credo che mai come oggi – a causa del coronavirus – ci troviamo dinanzi ad un notevole punto critico di instabilità (e più instabilità di quella che stiamo vivendo a tutti i livelli penso sia difficile immaginare), ma credo anche che sapremo, grazie alla creatività che caratterizza ogni sistema vivente, uomo compreso, auto-organizzarci intorno a nuove forme di funzionamento, che devono però presupporre nuove visioni della vita, per creare un equilibrio nuovo all’interno del quale emergeranno appunto nuove strutture e nuove forme di ordine. In una parola, faremo un salto evolutivo e di apprendimento.

A questo punto, noi esseri umani, cosa possiamo/dobbiamo fare per ritrovare una nuova stabilità che ci permetta di convivere con questo virus?

Perché di questo si tratterà, di convivenza. Come affermato dal dott. Ernesto Burgio nel corso di un interessante convegno al quale ho partecipato (rigorosamente on line) domenica, infatti, si tratta di un virus pericoloso, che non va minimizzato, ma fronteggiato in modo adeguato.

La durata del contagio di questo virus, infatti, pare sia lunga (tra le due e le tre settimane), i tempi di incubazione variano molto, da 3-4 giorni a 10 giorni, e ci sono molte persone che, pur essendo state dimesse, continuano ad essere contagiose, così come è molto alta la percentuale della popolazione asintomatica (si stima intorno al 50-60%) che potrebbe esserne portatrice.

Il dottor Burgio sottolineava anche il rischio, a fronte di un probabile rallentamento del virus in estate, che con il prossimo autunno riprenda vigore, evidenziando la necessità, di conseguenza, di farci trovare preparati, questa volta.

Ma preparati come, ci domandiamo tutti?

Credo preparati operando delle scelte sia di carattere generale, che riguardano la collettività (e a queste dovrà dare risposta chi ci governa), sia di carattere personale (e qui dovremo intervenire noi, assumendoci la responsabilità delle nostre scelte).

Parlo di scelte proprio per sottolineare che possiamo e dobbiamo fare qualcosa, vigilando sull’operato dello Stato in tutte le sue declinazioni e, sopratutto, adottando finalmente uno stile di vita che ci metta più al riparo da questa o da simili minacce.

Si tratterà necessariamente di uno stile di vita che esalti e tenga in grande considerazione il fatto che ogni forma di vita funziona in base ad un modello reticolare. Dovunque vi siano forme di vita possiamo scorgere, infatti, delle reti.

Per questo, sarà importante operare scelte che mantengano in salute il funzionamento di tali reti e sarà fondamentale che, diventando consapevoli di essere solo un segmento all’interno di una rete più ampia, ci adoperiamo per la salute della rete intera.

Anche per questo credo che le scelte che saremo chiamati a fare debbano andare nel senso di un maggior rispetto della Natura, dell’ambiente, ma anche verso una maggior solidarietà verso i più deboli, i più indifesi, così come verso coloro che dal bagno di sangue economico che seguirà questa pandemia subiranno le peggiori conseguenze: coloro, ad esempio, che lavorano in settori messi in ginocchio dal lockdown a livello mondiale, ma anche liberi professionisti per i quali la relazione e il contatto con un pubblico sono fondamentali, così come tutti quelli che lavorano nel campo della cultura, dell’arte, le piccole librerie indipendenti, gli editori (sopratutto i piccoli) e così via.

Per questo motivo, l’invito che mi sento di fare è che ognuno faccia la sua parte, sostenendo come può le realtà che gli sono più vicine o con le quali ha più affinità.

A livello personale, invece, e cioè per mantenere l’equilibrio del nostro sistema-corpo/mente/spirito, quello che possiamo fare sin d’ora, anche oggi che siamo chiusi in casa, è capire, sentire, essere pienamente consapevoli che, per quanto riguarda la nostra salute, il pallino della scelta è in mano nostra.

Ovviamente non sarà facile, le condizioni in cui molti di noi oggi si trovano e si troveranno a vivere sono difficili. La maggior parte di noi purtroppo non ha la fortuna di essere libera da preoccupazioni economiche, o di avere duecento metri quadri di casa con giardino in cui trascorrere comodamente la quarantena, o situazioni familiari e situazioni interiori equilibrate o felici. Per questo, la prima reazione sarebbe quella di pensare che quanto sto per dire sia rivolto solo ai più fortunati di noi. Ma non è così. Ognuno può e deve fare qualcosa, per se stesso e per la rete in cui è inserito.

Per sapere come agire per salvaguardare il nostro benessere, perciò, ho scritto in queste settimane alcuni articoli e continuerò a scriverne altri. Andate a cercarli su questo sito, se desiderate qualche consiglio pratico per affrontare al meglio sia sul piano fisico che emotivo questo difficile periodo.

Per il futuro vi prometto, in particolare, un approfondimento su un aspetto fondamentale per la corretta tenuta del nostro sistema immunitario: la necessità di mantenere a livelli fisiologici lo stato di infiammazione dell’organismo.

La battaglia contro il virus (e la promozione della nostra salute più in generale), infatti, deve prevedere come prima cosa la riduzione dell’eccesso di infiammazione che lo stile di vita cui siamo stati abituati sino ad oggi ha provocato. Vedremo insieme cosa fare per ridurre il più possibile questo stato e perché sia così importante porre estrema attenzione su questo aspetto.

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