Cosa si intende per “metodi naturali di autoguarigione”

26 Set, 2013 da

Mortaio ed erbeCome prima cosa vorrei partire dal titolo di questo articolo: perché parlo di “autoguarigione” e non di “guarigione”? Il motivo è uno solo: attirare l’attenzione sin dall’inizio su un aspetto fondamentale dei metodi naturali di cura e cioè sul fatto che siamo solo noi che possiamo guarire, siamo solo noi che, attraverso un cammino di consapevolezza, possiamo rendere inutile il sintomo o la malattia avendone compreso il messaggio.

 Ogni sintomo, ogni malattia porta, infatti, con sé un messaggio che il nostro Io ci vuole comunicare e al quale siamo sordi da tempo, tanto da costringere l’Io a manifestarlo sul corpo per attirare la nostra attenzione. E questo con una magnitudo sempre maggiore: da un bruciorino allo stomaco una volta ogni tanto si passa ad una gastrite ai cambi di stagione, quindi ad una gastrite cronica, che poi magari sfocia in una bella ulcera.

 Se i sintomi e le malattie sono messaggi che dobbiamo imparare a leggere e a comprendere per poi avviare il processo di trasformazione che ci condurrà verso la salute, è chiaro che questo è un cammino che possiamo percorrere solo noi, ognuno di noi per se stesso. Nessun taumaturgo dall’esterno, nessuna bacchetta magica, ma solo un sano “rimboccarsi le maniche” e un’assunzione di responsabilità, la responsabilità di se stessi e verso se stessi.

 La malattia, infatti, il più delle volte non è un puro accidente, un disturbo casuale senza perché, ma esprime aspetti spesso repressi, temuti e accantonati della propria vita e per questo motivo non possiamo limitarci a combatterla, ma siamo chiamati a capirla.

 Se, ad esempio, soffriamo di artrite possiamo provare a chiederci se non siamo forse un po’ troppo rigidi nel nostro modo di affrontare la vita, di vedere le situazioni e di qui provare a cambiare qualcosa, provare a trasformarci pian piano.

 Tutto ciò può fare paura, ma è anche un grande messaggio di speranza, “come ne sono entrato, posso uscirne e quello che può uscirne sono solo io”. Certo, è sensato cercare degli aiuti, dei supporti, degli strumenti e delle persone che siano in grado di fornire con professionalità questi strumenti, ma il lavoro vero possiamo farlo noi, deve farlo ognuno di noi.

 Quanto sopra ci conduce ad un’altra riflessione: non esiste una malattia, ma una persona malata; ogni persona, perciò dovrà affrontare quel sintomo doloroso o quella malattia in una maniera unica, assolutamente propria, con un cammino che sarà solo il suo cammino. Per questo, un altro fondamento dei metodi di cura naturali è quello secondo il quale occorre individuare ogni volta uno o più rimedi diversi adatti alla persona che si ha dinanzi, non esistendo un unico rimedio per la singola malattia. Non esiste un mal di fegato, esiste qualcosa che il fegato di Giovanna sta esprimendo e che è diverso da quello che esprime il fegato di Giulia. Pur in presenza di una sintomatologia simile, quindi, Giovanna e Giulia potrebbero aver bisogno di rimedi completamente diversi.

 Questo è anche uno dei principi di base dei Fiori di Bach. Il dott. Bach, infatti, aveva osservato che, nonostante la malattia fosse la stessa, pazienti con personalità e caratteri simili reagivano bene allo stesso rimedio, mentre personalità differenti rispondevano a terapie diverse. Questo lo indusse ad affermare che “nel trattamento di una qualsiasi patologia la personalità dell’individuo gioca un ruolo più importante del corpo”. Di qui il suo metodo di guarigione volto a trattare le emozioni (del momento e diverse da persona a persona), da lui considerate la causa originaria di ogni sintomo o malattia e da riequilibrare se si desidera vivere in salute e prevenire la malattia.

 Anche per tutte le antiche medicine tradizionali, da quella cinese a quella ayurvedica, quello che conta è l’uomo e non l’uomo in quanto astrazione, ma quell’uomo lì, in carne ed ossa, quell’uomo specifico che il medico cinese o indiano ha dinanzi. Quell’uomo di cui il medico cinese, ad esempio, osserva la lingua, ascolta i polsi, che vede camminare, di cui osserva la pelle, i capelli, le unghie, sente l’alito e così via. Cosa che faceva un tempo anche il nostro medico condotto o medico di famiglia e che oggi, salvo rarissime eccezioni, non fa più. Nella nostra medicina si è, infatti, passati dall’osservazione della persona alla standardizzazione dei sintomi e alla creazione di protocolli da applicare a tutti indiscriminatamente. Si è arrivati ad una medicina meccanicistica, nella quale si pensa che basti cambiare il pezzo difettoso per riportare in salute l’individuo.

 Fortunatamente, però, anche nell’ambito della nostra medicina si sta sempre più diffondendo il riconoscimento dell’esistenza e dell’importanza degli aspetti psicosomatici; dal canto suo, la psiconeuroendocrinoimmunologia (la PNEI) sta studiando e dimostrando scientificamente quanto intuito più di 70 anni fa dal dott. Bach e cioè, ad esempio, che le emozioni possono provocare dei  sintomi fisici, degli effetti sul corpo tramite – ma non solo – le cascate ormonali che si attivano a seguito dei diversi stati emotivi. La PNEI studia, infatti, lo stretto legame e le interrelazioni esistenti tra sistema psichico, neurologico, endocrino e sistema immunitario. La PNEI individua per la prima volta i fondamenti scientifici delle relazioni mente-corpo e, quindi, le basi razionali della medicina integrata.

 Un altro punto da sottolineare se si vuole comprendere come i rimedi naturali vadano ad agire è che non esiste una persona malata al cento per cento, altrimenti non sarebbe viva. Esiste sempre, cioè, in ogni malato una quota sana ed è su quella che la medicina naturale lavora per riattivare processi di autoguarigione a partire da quel nucleo.

 La medicina naturale tratta il terreno di base, riequilibrandolo, cerca di creare le condizioni idonee a mettere in moto i naturali processi di autoguarigione insiti in ognuno di noi. Non parte con le divisioni corazzate, ma sussurra. Disintossica, pulisce, aiuta a creare lo spazio, anche di silenzio, dentro di noi affinché si riesca ad attingere a quelle energie e forze che tutti abbiamo, molto spesso dormienti, aiuta a riacquisire la capacità di ascoltare il proprio corpo e i messaggi che da questo giungono. Il corpo, infatti, sa cosa gli fa bene e cosa male e lo segnala, sempre. Non è vero, perciò, che le malattie arrivino sempre come un fulmine a ciel sereno, solitamente sono più che annunciate, solo che noi non abbiamo prestato attenzione quando l’annuncio era in tono minore, abbiamo rimandato il momento di prestarvi attenzione, di interrogarci, di fare qualcosa, per mancanza di tempo, perché “avevamo altro da fare”, per paura e così via.

 È incredibile, infatti, la quantità di disturbi che persone che si definiscono “sane” in realtà abbiano. Dato che si è preso a considerare questi disturbi come “normali” (“ho quel dato disturbo da quando ero piccolo, sono sempre stato così, ecc.”), non ci si fa più caso, non vi si pone, appunto, più attenzione.

 In un’indagine effettuata da E. Winter nel lontano 1959, su 200 impiegati intervistati, il 43,5% lamentava irritazioni, il 37,5% disturbi allo stomaco, il 26,5% stati d’ansia, il 22% frequenti disturbi di gola e via così con insonnia, costipazione, problemi cardiaci e tachicardia, dolori alla testa, eczemi, dolori reumatici ecc. Sono certa che oggi queste percentuali sarebbero ancora maggiori.

In pratica, i disturbi fisici e psichici accusati da operai e impiegati che andavano tranquillamente a lavorare ogni giorno erano gli stessi di quelli denunciati dai degenti in ospedale (v. Bräutigam: Trattato di medicina psicosomatica).

 Cosa possiamo, a questo punto, concretamente fare per aumentare il nostro benessere, sin da ora, magari approfittando dei famosi “buoni propositi” che da sempre contraddistinguono il ritorno dalle vacanze?

 Una buona idea potrebbe essere quella di ottimizzare il funzionamento del nostro organismo nella sua interezza stimolando le sue forze naturali di autoguarigione. Dato che un disturbo è sempre frutto di uno squilibrio energetico, dovremo cercare di ripristinare l’equilibrio agendo su più fronti:

  1.  favorendo il movimento o, almeno, la circolazione del sangue (sfreghiamoci, pratichiamo automassaggio, muoviamoci)
  2. concedendoci il più spesso possibile un buon massaggio, onde favorire il riequilibrio energetico
  3. impiegando le erbe che la Natura mette a nostra disposizione per via esterna, per favorire il processo di depurazione e per via interna, per facilitare il compito degli organi emuntori e quello del sistema immunitario
  4. adottando un’alimentazione corretta, per favorire il nutrimento più appropriato alle cellule in difficoltà

 I metodi naturali che possono essere utili in questo percorso sono molteplici, ognuno di noi dovrà perciò individuare quello più indicato per sé in quel dato momento della propria vita.

 L’importante è cercare sempre un aiuto professionale qualificato, tenendo al contempo sempre presente che i metodi naturali non sostituiscono il ricorso alla medicina ufficiale, essi sono, piuttosto, complementari a questa. Altrimenti si rischia di incorrere nello stesso errore – sia pur al contrario – che la medicina occidentale ha commesso quando, in nome del progresso, ha dimenticato gli antichi saperi delle medicine tradizionali. In nome di un ritorno (sacrosanto) al naturale e alla consapevolezza di sé non è sensato rinunciare tout court ai progressi compiuti dalla medicina ufficiale.

 Prendere il buono da tutto ciò che abbiamo a disposizione, con discernimento, senso critico e tanto sano buon senso, questo il segreto, senza irrigidirsi dogmaticamente su una posizione soltanto.

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