Salute mentale e cibo: quali i legami?

3 Feb, 2020 da

cibo e cervelloÈ possibile migliorare la salute mentale grazie a ciò che mettiamo in tavola tutti i giorni?

Da questa domanda sono partiti i ricercatori del Nutrition Network dell’European College of Neuropsychopharmacology (ECNP) per fare il punto sulla ricerca inerente un nuovo campo di studi denominato “Psichiatria nutrizionale”.

In un interessante articolo pubblicato su Elsevier B.V. il 29 Ottobre dell’anno scorso, i ricercatori si sono chiesti se ciò che mangiamo abbia effetti sulla nostra salute mentale, oltre che su quella fisica.

La risposta è stata che i dati sino ad oggi raccolti confermano che la dieta e i nutrienti assimilati dal nostro organismo non solo sono elementi critici per la composizione corporea e la salute fisica, ma hanno significativi effetti anche sull’umore e sullo stato mentale.

I fattori che determinano la salute mentale restano ovviamente complessi, ma un numero crescente di evidenze dimostra il forte legame esistente tra una dieta povera di nutrienti e il peggioramento dei disturbi dell’umore, incluso ansia e depressione, così come altre condizioni neuropsichiatriche.

Pur esistendo forti indicazioni sul collegamento tra alcuni tipi di alimenti ed effetti sulla salute mentale, le evidenze scientifiche sono ancora limitate e andrebbero per questo effettuati studi seri per approfondire la materia.

Gli attuali dati epidemiologici, inoltre, non forniscono ancora informazioni in merito al nesso causale tra alimentazione e salute mentale, così come non sono ancora in grado di spiegarne il meccanismo d’azione. Per questo motivo, viste le evidenze sino ad oggi esistenti, gli autori sottolineano l’importanza di investire in questo campo di ricerca per ottenere al più presto solide conferme scientifiche.

L’articolo fa quindi una panoramica su questa emergente area di studi della psichiatria nutrizionale presentando le testimonianze scientifiche del legame tra dieta bilanciata e salute mentale.

Diventa infatti oggi sempre più di fondamentale importanza per la salute pubblica individuare strategie di azione preventiva, dal momento che i disordini dell’umore, la vulnerabilità cognitiva legata allo stress e i disordini psichiatrici sono in continua crescita in Europa e nel mondo.

Poiché la composizione, la struttura e la funzione del cervello dipendono dalla disponibilità di idonei nutrienti: lipidi, aminoacidi, vitamine e minerali, è logico che l’assunzione di cibo di qualità abbia un impatto sulle funzioni del cervello. Oltre a ciò, è ormai dimostrato che ormoni, neuropeptidi, neurotrasmettitori, oltre al microbiota intestinale, sono direttamente influenzati dalla composizione della dieta.

A tal proposito, un elemento fondamentale messo in luce dalla ricerca è proprio quello relativo all’importanza del microbioma intestinale. Studi recenti hanno infatti evidenziato il ruolo del microbioma quale collegamento fra intestino, sviluppo e buon funzionamento del cervello.

Sono stati ad esempio raccolti dati sul ruolo chiave giocato dal microbiota intestinale nella risposta allo stress, nell’ansia, nella depressione e nei disturbi cognitivi. Così come è stata suggerita l’importanza di un microbiota in salute relativamente alla regolazione del metabolismo della serotonina. Ma i collegamenti non si fermano qui. Salute dell’intestino e altri disordini quali autismo, ADHD, anoressia nervosa e altri ancora sembrano collegati e meritevoli di approfondimento.

Vista la rilevanza della salute intestinale per la salute mentale, la domanda che sorge spontanea a questo punto è cosa fare per garantirla.

La risposta è semplice: alimentazione bilanciata. L’alimentazione svolge, infatti, un ruolo fondamentale nel mantenimento o nel recupero della salute intestinale. Un’alimentazione di qualità, in grado di apportare tutti i nutrienti di cui il nostro organismo necessita, infatti, riduce lo stress e l’infiammazione celebrale ed è quindi in grado di migliorare le patologie correlate all’infiammazione e all’invecchiamento, oltre che evitare il declino cognitivo.

Negli studi analizzati la dieta si è dimostrata in grado di modellare il microbiota sia nelle cavie che nell’uomo, fornendo così la prova che essa rappresenta un fattore grazie al quale è possibile incidere direttamente sulla composizione del microbiota.

Quale tipo di dieta? Una dieta ricca di fibre e una dieta simile a quella Mediterranea, in particolare. La ricerca evidenzia, però, che anche il consumo di alimenti fermentati ha dimostrato la capacità di intervenire sull’equilibrio del microbiota e, di conseguenza, sulla salute dell’intestino e su quella mentale.

Nonostante gli studi non siano ancora esaustivi, il collegamento tra microbiota e cervello pare ormai accertato; quello che ancora non è chiaro e che andrebbe approfondito è invece il meccanismo di azione di tale collegamento.

Tra le varie ricerche prese in considerazione, uno studio del 2017, che prevedeva 12 settimane di dieta mediterranea, ha dimostrato che tale tipo di dieta è stata in grado di ridurre i livelli d’ansia in adulti affetti da depressione maggiore, evidenza confermata da studi ancor più recenti. Il dato interessante è stato anche che un’integrazione di multinutrienti non ha dimostrato la medesima capacità in pazienti obesi affetti da depressione.

E’ l’alimentazione completa e bilanciata che incide, quindi, sulla salute mentale, non l’assunzione del singolo nutriente sotto forma di integratore.

Per concludere, chi volesse approfondire ulteriormente l’argomento potrà leggere gli articoli già scritti a tal riguardo in passato e pubblicati su questo sito:

Legame tra disturbo dell’attenzione e alimentazione 

Depressione e Dieta 

Depressione e tristezza: come curarla a tavola 

Le ricette del buonumore 

Riferimenti dell’articolo citato:                                                            https://doi.org/10.1016/j.euroneuro.2019.10.011

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