Calazio: come liberarmene

30 Gen, 2017 da

Buon giorno,

mia figlia di 19 anni, da circa un anno, soffre di calazi all’occhio sinistro. I disturbi le si sono manifestati in un periodo che è coinciso con l’ultimo anno di liceo e l’inizio dell’università. È una ragazza molto emotiva, si dedica totalmente allo studio, che le richiede fatica, ottenendo buoni risultati. Ha provato vari colliri, impacchi e altro, ma sempre con scarsi risultati. C’è qualche altro modo per intervenire?

Lidia

 

Gent.ma Lidia,

citando quanto riportato sul Dizionario Medico Treccani, il calazio è una tumefazione, a impronta infiammatoria, di una delle ghiandole di Meibomio situate nello spessore delle palpebre. I calazi possono guarire spontaneamente o dietro cure locali, ovvero suppurare; se raggiungono dimensioni cospicue si asportano chirurgicamente.

Quando i calazi sono di recente formazione, si può cercare di liberare il dotto delle ghiandole di Meibomio che porta il sebo dalle ghiandole verso l’esterno applicando un impacco tiepido (non troppo caldo) a base di erbe decongestionanti, quali eufrasia, fiordaliso, camomilla, calendula, sambuco: si preparano come una tisana, si filtrano, si lascia raffreddare un po’ l’infuso così ottenuto e ci si intinge una garza, da porre sull’occhio per 10-15 minuti circa, tre volte al giorno.

Risulta anche utile effettuare, con le dita ben pulite, dei micromassaggi sul calazio, per alcuni minuti, anche in questo caso tre volte al giorno.

Da quel che mi dice e dal fatto che i calazi sono recidivi da un anno, credo però che occorra agire a livello sistemico, più che a livello del sintomo, come sempre la naturopatia d’altro canto raccomanda. La comparsa ripetuta nel tempo di più calazi, infatti, potrebbe evidenziare la necessità di depurare e migliorare la funzionalità degli organi emuntori, in modo particolare il fegato, al quale, in Medicina Tradizionale Cinese, sono collegati gli occhi.

Andrebbero anche indagate eventuali difficoltà di funzionamento a livello intestinale e, se presenti, trattate, riequilibrando quello che viene definito “il secondo cervello”, un sistema funzionale molto influenzato, quindi, da pensieri ed emozioni.

Un non adeguato funzionamento di fegato e intestino, infatti, rende difficile il corretto smaltimento delle tossine.

Trattandosi, inoltre, di un disturbo a impronta infiammatoria, buona cosa per la sua risoluzione sarà ridurre lo stato di infiammazione generale dell’organismo con un’alimentazione antinfiammatoria.

Si tratta di un’alimentazione ricca di alimenti vegetali (in particolarmodo verdure, legumi, cereali integrali, introdotti gradualmente se l’intestino non è abituato a consumarli); che abolisce fritti, alimenti pesanti e sostanze tossiche (fumo, alcol, caffè ecc.); che suggerisce – per un periodo almeno – di evitare zuccheri e latticini e prodotti da forno industriali (biscotti, merendine, dolci) e in genere tutti gli alimenti conservati; che impiega cotture leggere (al vapore, scottatura ecc.); e prevede di bere parecchio durante la giornata.

Un altro aspetto da tenere presente è anche quello delle eventuali intolleranze alimentari che, se non individuate e trattate, creano uno stato costante di infiammazione silente di bassa intensità, che si accumula nell’organismo ed apre la porta a disturbi più o meno gravi.

Per concludere, ma non di secondaria importanza, stante anche quel che mi scrive nella sua mail, occorrerà dare attenzione anche all’aspetto emotivo e qui sono di grande aiuto i Fiori di Bach, che vanno individuati in un mix personale dopo un adeguato colloquio dal momento che non trattano il sintomo, ma le emozioni della singola persona nel dato momento.

Come sostegno all’organismo nel suo complesso in un momento di particolare stress, può essere di aiuto anche l’oligoterapia, con rimedi da individuare a seconda della cosiddetta diatesi in cui ricade la persona. Un mix di minerali disinfiammanti quali ad esempio Rame, Zinco, Manganese, uniti a della vitamina C dal potere antiossidante, potrebbero essere di aiuto anche grazie alla stimolazione delle difese dell’organismo.

 

 

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