Bellezza vo cercando: come trovarla

11 Apr, 2021 da

Camelia 2“Prova a pensare a cosa ti urge dentro raccontare”, questo l’invito della mia insegnante in chiusura di uno scambio di messaggi, una notte.

Oggi quel che mi urge dentro è la Bellezza. Forse perché la bellezza salverà il mondo, come scriveva Dostoevskij? Non so. Quello che so è che è ciò di cui desidero davvero parlare in questo momento.

La domanda da cui voglio partire è se la Bellezza in sé esista, se esista l’ontologicamente bello, che può essere riconosciuto a seconda del livello di abitudine al bello che si ha, oppure se non sia invece un concetto soggettivo, creato dal significato che ognuno di noi gli attribuisce, tanto che ciò che è bello per uno, può non esserlo per un altro.

Per questo, quel che farò oggi sarà solo proporre delle suggestioni, sperando possano essere di stimolo.

Per gli antichi greci il bello (καλός) si riferisce non solo a ciò che è “bello” per il suo aspetto sensibile, ma anche a quella bellezza che è connessa al comportamento morale “buono” (ἀγαθός), tanto che si parla di καλοκαγαθία, ideale di perfezione fisica e morale dell’uomo.

Come a dire che non ci può essere qualcosa di bello che non sia anche intrinsecamente buono. Ancora, per i greci antichi, bello era qualcosa di armonioso, proporzionato, come era il corpo dell’atleta, immagine terrena della divinità.

Bello per i Greci è dunque un guerriero, un atleta, ma la bellezza umana sta anche nella padronanza di sé e quindi “bello” esprime anche la capacità di un uomo di essere moderato ed equilibrato, e cioè temperante, saggio.

Vito Mancuso nel suo libro La Via della bellezza, indica tre principali sorgenti del bello: la natura, l’essere umano, l’arte. Scrive Mancuso: «Il mondo è salvato già ora in ogni istante dalla bellezza in quanto armonia, è salvato dal precipitare nel caos degli inizi dal medesimo principio di armonia e di organizzazione che l’ha fatto evolvere…».

Il bello è qualcosa che ci muove dentro, che ci provoca un’emozione, che ci lascia incantati, come può lasciare incantati un tramonto, uno spettacolo naturale, il viso dell’amato, è qualcosa che va oltre la meraviglia, appena prima dell’estasi. Dura forse un istante, ma lo riconosciamo immediatamente e con sicurezza perché è anche dentro di noi. Se non fosse dentro di noi non potremmo riconoscerlo, non risuonerebbe in noi, non ci provocherebbe alcuna emozione.

Quello che cambia è la nostra capacità di lasciar avvenire questa risonanza, questa vibrazione. Fare in modo che il bello risuoni in noi dovrebbe essere uno dei compiti più elevati cui tendere nella nostra vita. Perché siamo circondati dalla bellezza e siamo tutti capaci di creare bellezza, anche nei gesti più semplici della nostra esistenza.

Dobbiamo però essere consapevoli che anche il nostro stato d’animo facilita o rende difficoltoso cogliere tutta la bellezza in cui siamo immersi: se siamo in equilibrio è più facile coglierla, se ci sentiamo infelici, rabbiosi, chiusi, sarà molto difficile per noi riuscire a vederla.

Ciò che fa la differenza è dunque la consapevolezza.

Come ha scritto in questi giorni, presentando l’ultima lezione, il mio insegnante di yoga – guarda caso anche lui decide di parlare proprio ora di Bellezza, in modo particolare di bellezza nello yoga – nelle asana proposte cercherà di “tradurre nella pratica il collegamento alla bellezza di fondo che si esprime attraverso la qualità dei gesti e si rispecchia nel modo di osservare la vita” e ancora, citando Gioia Lussana, una delle principali studiose della tradizione dello yoga Tantrico non duale del Kashmir, scrive:

Oggi in giardino soffia un vento leggero e un po’ sfrontato.

È il prāṇa che si rinnova, si accresce, splende.

Mi fa pensare alla radice sanscrita sphar-/sphur-, che significa palpitare, pulsare, ma anche diffondersi, dispiegarsi, luccicare.

Mi fa pensare a Śiva che freme (spharati) e il suo fremito diventa la danza lucente del mondo…..

Che ogni āsana incarni l’alito della primavera.

Che la bellezza prenda dimora in āsana!”

Se abbandoniamo l’identificazione con la nostra mente e ci immergiamo come bambini in quello che facciamo, totalmente, qualsiasi cosa sia, la faremo in modo creativo, con amore e quindi in uno stato di meraviglia, di bellezza.

La cosa bella che ci accade ha come caratteristica – come dice Piergiorgio Caselli nell’ultimo incontro di venerdì scorso  – quella di togliere la presa che la mente ha nel quotidiano; la cosa bella che accade, quindi, qualsiasi essa sia, se l’avessimo vissuta con la mente non sarebbe stata così bella.

Ecco perché dovremmo cercare di vivere come bambini, che immediatamente percepiscono la bellezza, immersi in ciò che accade, rimanendo in uno stato di sospensione della mente, di meraviglia, lasciandoci sorprendere da quanto non conosciamo.

Quella cosa che per noi è stata bella, quindi, lo è stata perché ci ha fatto vivere uno stato interiore di stupore, di grazia e quindi di felicità.

Non esistono cose belle che non ci trasportino in uno stato interiore di non-mente. Se così accade, quell’esperienza può magari essere stata esteriormente bella, ma non sarà stata capace di contattare la Bellezza oltre le forme, la vera magia.

Se la cosa non vi convince, fate la prova: provate ad osservare o a ricordare i momenti più belli della vostra esistenza e diverrete forse consapevoli che la vera bellezza non è stata nella cosa, nell’evento in sé, ma nello stato interiore in cui vi siete improvvisamente trovati grazie a quel quadro, a quella musica, a quella poesia, a quel panorama, a quel viso amato.

In questo modo riuscirete – riusciremo – ad intuire che la Bellezza non è fuori, ma dentro.

La bellezza non è nel viso.

La bellezza è nella luce del cuore.

(Khalil Gibran)

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